Notizie recenti e passate di fatti di mare 

Usare il fondo del mare come cantina per fare invecchiare il vino può essere un’idea. E lo è, visto che un’azienda croata, la Edivo Vina, lo ha fatto. Creando una cantina sottomarina a 20 metri di profondità nella zona di Drace a circa un’ora da Dubrovnik. Il vino invecchierà per un periodo tra 12 mesi e due anni in condizioni ideali ad una temperatura tra 15° e 17°.
Il particolare metodo inventato da Edivo Vina si è guadagnato la menzione da Lonley Planet. Secondo i fondatori del progetto, il mare fornisce le condizioni ideali per l’invecchiamento, ragion per cui utilizzano il relitto di una nave come una vera e propria cantina, dove le bottiglie rimangono per 700 giorni, a una temperatura che varia tra i 15 e i 17°. Ogni cantina sottomarina è visitabile, così come il relitto sul fondale dinnanzi al paese di Mali Ston.
Edivo Vina, nata dal sodalizio di Ivo e Anto Šegović e Edi Bajurin, ha sfornato le prime bottiglie nel 2011, lo stesso anno in cui sono iniziati gli esperimenti per rendere possibile l’immersione del vino in anfora sotto il livello del mare. Dopo alcuni tentativi, gli ideatori hanno creato una strategia vincente: il vino non si trova direttamente a contatto con l’anfora, che rischierebbe di lasciare trafilare l’acqua marina all’interno, ma viene posto in bottiglie di vetro tradizionali, poi inserite nei contenitori di terracotta.
Le anfore, inserite in gabbie chiuse con un lucchetto, a prova di furto, sono sigillate da un tappo e da due strati di gomma che impediscono qualunque infiltrazione dall’esterno.
L’idea iniziale di conservare vino sott’acqua era nata molti anni prima, quando uno dei fondatori aveva ricevuto in regalo una bottiglia assieme ai resti di un’antica anfora. Allo stesso modo, le anfore di Edivo Vina tornano alla superficie coperte di detriti marini, coralli e conchiglie, che le rendono confezioni regalo uniche.

Subacquei amatoriali sono riusciti a recuperare il telegrafo di macchina del transatlantico Lusitania naufragata a Head of Kinsale, Cork, costa occidentale dell’Irlanda. Tutti i tentativi precedenti andarono falliti. Il transatlantico fu colpito da un siluro tedesco il 7 maggio 1915 mentre stava per raggiungere Liverpool provenendo da New York. 1198 vittime e la storia dell’incidente non è ancora chiusa. Il relitto è sotto protezione dei beni culturali con l’approvazione del proprietario Gregg Bemis. Il gruppo di sub aveva localizzato il telegrafo appoggiato sulla sabbia e con il beneplacito di tutti si sono immersi riportandolo a galla. Il pezzo è in buone condizioni e verrà restaurato per essere sistemato nel museo che raccoglie la storia sfortunata di questo grange transatlantico.

Robert Sténuit, giornalista e storico marino di fama mondiale, scoprì il luogo dove giaceva la nave spagnola Girona naufraga sulle coste dell’Irlanda del Nord 400 anni fa. Faceva parte della grande armata e nel circumnavigare le isole britanniche nel 1588 finì sugli scogli di Locada Point nei pressi di Portballintrae. Sparirono in mare 1300 uomini e un grande mucchio di oro. Sténuit studio le carte e scoprì che c’era un punto chiamato Spaniard Rock e Port Spaniagh e nel 1967 iniziò ad immergersi con Mark Jasinski e sua moglie Polette. Riuscì a tenere segreta la sua operazione fino al 1969 quando i locali scoprirono quel che accadeva e iniziò la battaglia legali sulla proprietà del tesoro. In successivo processo la corte decise che il malloppo non poteva essere proprietà di uno solo e Sténuit (nella foto a sinistra con la muta) lasciò la propria parte del valore di 132.000 sterline al Museo dell’Ulster. Il ricercatore belga ha raccontato questa su incredibile scoperta in un documentario nel 2008.

La città perduta di Neapolis fondata dai romani lungo le coste nord orientali della Tunisia, si potrebbe dire, è riapparsa. Ad investigare sui resti di questa antica città un gruppo di sub formato dal National Heritage tunisino e dall’Università di Sassari. I sopralluoghi sono durati ben sette anni, solo nei periodi di tempo atmosferico favorevole, prima di capire che la città fu sommersa in gran parte da uno tsunami, tra l’altro riportato nei testi antichi, accaduto nel 365 d.C., che raggiunse luoghi molto lontani come Creta e le coste dell’Egitto. I resti Neapolis si trovano presso l’odierna cittadina di Nabuel, sparsi su un territorio vasto una ventina di ettari. Rimane l’impianto stradale, che è stato completamente perlustrato, molte statue e un sito composto dia un centinaio di grosse anfore che venivano usate per la produzione del garum che rafforzano l’idea che Neapolis fosse il maggior produttore ed esportatore di questo condimento. L’attuale cittadina di Nabuel si è sviluppata sui resti di Neapolis (in latino nea, nuova, polis, città) e conserva ancora i resti dell’antica colonia per la parte rimasta sulla terraferma.

I resti umani individuati in un cenote messicano hanno dato la conferma che uomini abitarono la regione 13mila anni fa. Furono scoperti nel 2010 in una di quelle grotte sommerse – i cenote- che sono presenti in gran numero nella Penisola dello Yucatan. Tre anni prima di questa data furono scoperti anche resti di una giovane donna che aveva abitato quest’area all’incirca in quel remoto periodo. Ossa che la scienza ha sempre reputo molto importanti per una datazione della presenza degli esseri umani in quel tratto di territorio nord americano. Lo scheletro completo dell’uomo scoperto nel 2010 è scomparso, rubato ovviamente, visto che non avrebbe potuto andarsene sulle proprie gambe. Trafugato da qualche ladro munito di autorespiratori a cui qualcuno ha chiesto quelle ossa presumibili resti di un antichissimo giovane uomo perito nel cenote Chan Hol un bel po’ di tempo fa. Quel che non si comprende è come mai i ricercatori abbiano lasciato simili reperti invece i raccoglierli vista la loro importanza.

La USS Indianapolis dopo 72 anni di ricerche è stata individuata a 3,5 miglia di profondità dalla squadra di ricerche di Paul Allen l’ormai famoso ricercatore di relitti che fu cofondatore della Microsft. La nave da guerra americana trasportava componenti segreti per la bomba nucleare da sganasciarsi su Hiroshima. Fu affondata il 30 luglio 1945 dal sommergibile giapponese I-58 in rotta verso Leyte. I rapporti storici affermano che la Indianapolis affondò dopo 12 minuti, in un punto sconosciuto tra Guam e Palau. Tempo troppo breve per inviare i segnali di aiuto e per organizzare l’equipaggio all’evacuazione. Dei 1196 marinai 800 si salvarono subito altri perirono durante l’attesa dei soccorsi che alla fine furono solo 316. Sfortunatamente un areo da ricerca non vide i superstiti che galleggiavano sull’oceano. Nel 2016 lo storico Richard Hulver ha scoperto che una nave da sbarco americana aveva superato e incrociato la rotta con l’Indianapolis. Mettendo a confronto le due rotte l’area in cui cercare i resti si è ristretta e con l’aiuto dei mezzi non comuni della squadra di Allen è iniziata una ricerca su soli, si fa per dire, di 600 miglia quadrate. Il Rov alla fine ha rimandato in superficie le immagini della famosa nave da guerra e i resti hanno potuto così indicare la tomba della nave. Un altro successo di Paul Allen e della sua squadra.