LA COPERTINA
Suggestiva immagine di subacquei pronti per una discesa in una grotta sommersa. Un tuffo sempre affascinante anche se non privo di pericoli

37mila miglia navigate

Una distanza incredibile in 1240 giorni. Tra tempeste, uragani, pericoli di ogni genere. In solitario

Uno squalo tigre a cui era stato applicato una targhetta per poterlo seguire, operazione effettuata da una fondazione oceanica – la Guy Harvey – in 1240 giorni di monitoraggi avrebbe percorso circa 3700 mila miglia. Una cifra enorme.
Ad Andy, un tigre maschio, fu applicata la targhetta nel 2014 alle Bermuda.
Di lui si persero le traccie poi venne rintracciato a metà strada tra Portogallo e Nord America. Successivamente ha disceso le coste orientali degli Stati Uniti fino alle Bahamas, Turk and Coicos, per navigare le acque della Repubblica Dominicana.
I dati sui suoi movimenti continuano ad essere monitorati malgrado le tempeste che ha attraversato.
Gli scienziati della Nova Southeastern University in Florida, sede del Guy Harvey Research Institute, affermano che i dati forniti da Andy stanno aiutando a decodificare alcuni dei misteri della vita degli squali tigre nell’Atlantico: ” Questa incredibile pista di quasi tre anni e mezzo sta rivelando chiari modelli ripetuti nelle migrazioni degli squali tra estate e inverno”.
Più di 150 squali, tra cui tigre, makos e whitetip oceanici, sono stati taggati dall’istituto nell’ultimo decennio e i loro movimenti – un labirinto di linee rosse e gialle che rilevano punti in cui il tag si collega ad un satellite di posizionamento globale – possono essere rintracciati sul sitoweb.

Palawan a breve in catalogo

A sud ovest di Manila, Filippine, si stende lunga e affusolata l’isola di Palawan che separa il Mar di Sulu dal settentrionale Mar Cinese.
Gli stessi filippini considerano quest’isola come l’ultima frontiera ecologica del loro Paese. Forse per il semplice fatto che la conformazione geologica di quell’isola specie nella parte settentrionale non assomiglia a nessun’altra regione o come dicono loro provincia del loro Paese.
In effetti è vero perchè quello che si può vedere qui è davvero diverso dai panorami tipici dell’arcipelago e sorprende chi le visita con panorami frastagliati da enormi rocce sporgenti dal mare, acque azzurre e molto molto verde.
Che spiccano in modo particolare a nord, in quell’area intricatissima indicata come El Nido, termine di antica reminiscenza spagnola.
Puerto Princesa, capoluogo, o se vogliano cittadina di maggior importanza, sta più a sud e non ha di certo l’attrazione stimolante di El Nido con le innumerevoli baie e il suo piccolo paesino arroccato sulle rocce a strapiombo sul mare. El Nido vuole farsi ricordare per la missione che si è dato “be green” – essere verde – dall’acronimo Guard, Respect, Educated El Nido, area ovviamente protetta, vecchia di 250 milioni di anni dove tra l’altro vivono 800 specie di pesci, 400 di coralli e 15 specie endemiche di uccelli e piante.
El Nido con la sua mutevole e straordinaria conformazione offre tre diversi profili di soggiorno acquatico e subacqueo in tre diverse aree specifiche, ciascuna con dettagli precisi si potrebbe dire. Miniloc, dall’atmosfera rustica, di facile accesso con baie ampie e piccole lagune è luogo ideale per snorkel, sub e pesca d’alto mare. Apulit, eco resort per chi ama l’avventura, con immersioni su un relitto giapponese e pareti da scalare. Pangulasian è l’eco resort lussuoso, l’isola del sole perchè alba e tramonto sono visibili sempre dalle sue finestre.

Scomparso dal 2014

Blain Gibson è un cacciatore di relitti. Raccoglie prove in tutto l’oceano Indiano. Ha individuato decine di parti e frammenti ma ancora nessuna prova certa

Il 10 gennaio la Ocean Infinity, una compagnia di esplorazione dei fondali marini, ha firmato un accordo con il governo malese per cercare di individuare l’aereo del volo MH379 scoparso l’8 marzo 2014, accordo siglato sulla base che se nulla viene trovato e recuperato non vi sono costi da parte del governo malese.
Il volo MH370, comandato dal Capitano Zaharie Ahmad Shah, è scomparso in rotta verso Pechino con 227 passeggeri e 12 membri di equipaggio. Fin ora la teoria è quella del suicido omicidio, il pilota avrebbe deliberatamente fatto precipitare l’aereo in modo che intero galleggiasse per poi sprofondare causando così un misterioso caso di scomparsa. Da tre anni anche un cacciatore di relitti indipendente, Blaine Gibson, ha seguito, è proprio il caso di dire, la scia dei rottami trovando oggetti sparsi fin sulle coste del Madagascar e Mauritius.
Blaine GibsonLe prove portate da Gibson concludono a prima vista che vi è stato un impatto sulla superficie dell’oceano avendo egli trovano parti della fusoliera del Boeing 777-200R. Tra l’altro è stato recuperato una parte dell’ala dove è sistemato il deflettore che è stato trovato retratto e non dispiegato per l’atterraggio, indicazione che l’areo non era in fase di planata.
Gibson ha mostrato anche un involucro di monitor TV trovato sulla spiaggia di Riake in Madagascar chiaramente uscito dal retro di un sedile di un aereo che indica come vi fosse stato un violento schianto.
Secondo l’emittente televisiva ABC, Gibson con l’aiuto di pescatori locali ha trovato almeno 20 pezzi di relitti confermati o ritenuti probabilmente provenienti dall’aereo sulle remote isole dell’Oceano Indiano e sulla costa orientale dell’Africa. Il mistero continua. Ora si spera che la compagnia di ricerca americana dotata di sommergibili per grandi profondità sia in grado di individuare il relitto dell’aereo e risolvere così questo misterioso caso.

Blu Hole in Australia

Scoperto da un biologo navigando su Google. Altri due sono stati identificati ma non ancora visitati

Questo gigantesco blu hole, molto simile a quello famoso del Belize, è stato scoperto osservando la Barriera corallina australiana con Google. Solo di recente Johnny Gaskell, che di professione fa il biologo, si è recato sul posto e assieme ad un gruppo di sub ci ha fatto alcune immersioni. Il buco blu dista parecchio dalla costa e si trova in una delle aree meno esplorate dell barriera tanto che ci sono volute dieci ore di navigazione da Daydream Island.
Si tratta di un’enorme buco che sprofonda, in piena barriera, molto simile al più famoso del Centro america, forse geologicamente parlando più antico. La maggior parte dei buchi blu è formata da inghiottitoi o caverne che si sviluppano lentamente nel tempo, quando la roccia comincia a collassare. Molti si sono formati durante l’ultima era glaciale, dopo che i livelli del mare si sono alzati e hanno riempito le doline con l’acqua.

Il canale tagliato nella barriera lungo 1 km e largo 50 metri

Il canale tagliato nella barriera lungo 1 km e largo 50 metri

Il termine blu hole o buco blu deriva semplicemente dalle acque scure della marina che caratterizzano le formazioni, spesso creando un contrasto impressionante con il turchese che le circonda. Il fatto più curioso è come si arriva fino in prossimità del blu hole.
Attraverso un lungo corridoio tagliato nella barriera. Aperto verso l’oceano ad un’estremità, chiuso dal reef all’altro con una lunghezza di un chilometro.
Largo 50 metri la sua profondità non è stata misurata, solo si è visto che il canale ha forti correnti marine, formazioni coralligene fiorenti e sane ma poco pesce.

Yucatan record

L’esplorazione del sito è durata 14 anni. Poi la conferma che è la caverna allagata più grande del mondo lunga oltre 300 chilometri

Il team del Great Maya Aquifer Project (GAM) conferma dopo una lunga ricerca di essere riusciti a collegare due importanti sistemi sotterranei che formano i famosi cenote di San Actum e Dos Ojos.
In questo modo il sistema diventa la più ampia grotta allagata del mondo nei pressi della località di Tulum nello Yucatan messicano.
L’intero sistema è stato studiato ed esplorato per 14 anni ed ora si è capito il suo sistema completo. L’immensa caverna allagata rappresenta così il più importante sito archeologico sommerso del mondo che testimonia la presenza dei primi coloni d’America oltre alla presenza di molte specie di fauna oramai estinta.
L’intero sistema è lungo 347 chilometri e supera di gran lunga Ox Bel (270 km) Sac Actum ( 263). I 358 sistemi noti nel Quintana Roo coprono una superficie di circa 1400 chilometri e forniscono gran parte dell’acqua dolce dello stato.

Filippine 9 – 18 Marzo 2018

Fishermen’s Cove Dive Resort

Si trova nei pressi di Puerto Galera, sita nella parte più inferiore della penisola che si sviluppa con ampie baie verso il mare aperto. Puerto Galera è rinomata da tempo per i suoi fondali, il mare e le attività che vi si possono svolgere. Il Fishermen’s gestione italiana, è affacciato sul mare nel mezzo di una piccola baia circondata da una fitta foresta di mangrovie.

Australia, salvati dal drone

Decollato con i salvagente il drone è giunto in breve tempo sulla verticale dei due nuotatori, salvandoli. Il primo caso al mondo del genere

drone_australiaDue giovani bagnanti sono stati presi dalla corrente contraria e si sono trovati subito in difficoltà. La profondità dell’acqua era solo di tre metri al largo di Lennox Head nel New South Wales, Australia. Dalla spiaggia è stato dato l’allarme e invece dei bagnini è partito un drone a cui erano agganciati i giubbotti salvagente.
In brevissimo il pilota ha lasciato cadere i salvagenti sui due ragazzi che sono stati successivamente dal personale di salvamento.
E’ la prima operazione di salvamento in cui si usa un drone che in Australia sono oramai diffusi per l’uso di avvistamento squali che superano le barriere protettive, per la conferma di avvicinamento di grandi masse di meduse urticanti e per l’individuazione di surfisti in difficoltà.

AQTNews notiziario di Aquadiving Tours


ScubaZone
 il magazine di subacquea e lifestyle, come usa definirsi, nel n. 36, come sempre disponibile per tutti gratuitamente (scaricabile), tratta di una destinazione quotata dall’Aquadiving Tours. Si tratta di Palau, Micronesia. Buona lettura.

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CROCIERA THAILANDIA
GENNAIO 2018 

CROCIERA MALDIVE
GENNAIO MY MOONIMA

SILADEN MARZO
CON ACCOMPAGNATORE SUB DALL’ITALIA
Siladen Resort & Spa 9 notti + Singapore 1notte
Offerta soggetta a disponibilità limitata

FILIPPINE MARZO
Fishermen’s Cove Resort

MICRONESIA PALAU
Speciale PRENOTA PRIMA
Palau Pacific Resort


Scubaportal
  pubblica un redazionale di Fishemen’s Cove, Filippine. Buona lettura.

Un modo naturale, forse, per combattere chi distrugge la Barriera corallina

La stella corona di spine_Acanthaster planci
I ricercatori dell’ Australian Institute for Marine Science hanno scoperto che la stella corona di spine (Acanthaster planci) evita le aree in cui vive il tritone gigante. Questo mollusco con la sua conchiglia spettacolare (può raggiungere fino a 50 cm) caccia queste stelle marine assassine, grazie al suo senso dell’olfatto sviluppato. Potrebbe essere il futuro salvatore della Grande Barriera Corallina, se un gran numero fosse presente sulle barriere coralline della costa australiana. Per questo motivo, il governo australiano ha annunciato finanziamenti per la ricerca sull’allevamento di questi molluschi, i cui numeri sono purtroppo scesi bruscamente negli oceani negli anni passati.
Necessario quindi allevare le grandi conchiglie. L’allevamento è già iniziato e già sono state allevate più di 100.000 larve. Ma gli scienziati di AIMS sanno molto poco del loro ciclo di vita. “Non sappiamo davvero nulla di loro, di ciò che mangiano, che siano notturni o meno, e questo è il primo vero tentativo di allevarli”, ha detto Cherie Motti, la responsabile della ricerca. Resta solo da sperare che le larve crescano e raggiungano l’età adulta, in modo che possano essere rilasciate sui coralli e svolgere il loro ruolo di predatore naturale, quando le stelle marine invaderanno le barriere coralline.

Tre sub della IANTD (Cesare Balzi Michele Favaron and Mauro Pazzi) l’hanno scoperto a circa 35 metri sul fondale un miglio circa dal porto di Valona, Albania. Poi in successive immersioni sono riusciti a visitarla ed a trarre le proprie opinioni su quel naufragio che aveva lati oscuri essendo il piroscafo PO una nave ospedale italiana.
Come tale sarebbe stato coperto dagli accordi internazionali ( la Convenzione dell’Aia del 1906 e Ginevra del 1907 – prevedevano che, al fine di garantire la sicurezza notturna delle navi ospedaliere, dovessero essere completamente illuminati) ma così non fu perché un ordine del comando navale ordinò al Po di spegnere tutte le luci al fine di non rendere nota la presenza in rada di una flotta mercantile.

I piloti inglesi dell’815th stormo partiti dall’isola greca di Paramythia non sapevano di questo particolare e quando gli Swordfish, che aveva no il compito di effettuare incursioni a Valona e Durazzo, avvistarono le navi all’ancora mollarono i loro siluri. Il 14 marzo 1941, la notte era limpida e illuminata dalla luna. Il tenente Michael Torrens-Spence, come avrebbe descritto più avanti nel suo rapporto, riuscì a identificare un bersaglio ben visibile ma non illuminato e lanciò un siluro.
Alle 11:15 colpì il Po a tribordo. Dopo l’esplosione, un grande buco si è aperto, facendo affondare la nave così rapidamente che il comandante diede l’ordine di abbandonare la nave.

Delle 240 persone a bordo, 20 membri dell’equipaggio persero la vita, tra cui quattro infermiere della Croce Rossa – Wanda Secchi, Emma Tramontani e Maria Federici – durante il naufragio; e pochi mesi dopo, Maria Medaglia, per avvelenamento del sangue, per aver ingerito acqua contaminata.
L’infermiera trentaenne della Croce Rossa, Edda, la primogenita di Benito Mussolini, sopravvisse raggiungendo la spiaggia di Radhima su un’imbarcazione di fortuna.
La chiglia del Po si stabilì a una profondità di circa 35m. Il piroscafo era così imponente che la parte superiore dell’albero sporgeva dall’acqua di oltre un metro, indicando esattamente il punto del naufragio.
Testo e foto su X-Ray Magazine
La storia del Po (Wikipedia)