Non basta essere Golia

Il suo nome ufficiale è Epinephelus quinquefasciatus, in volgare Cernia Golia, della famiglia delle cernie, solo che questa è gigantesca. Quando è in età adulta arriva a pesare fino a 400 chilogrammi ma si conoscono esemplari che hanno raggiunto il peso di quasi il doppio con una lunghezza di circa tre metri. Che dire: veri mostri, ma buoni. Si cibano di crostacei, polpi, tartarughe, vivono a profondità di una cinquantina di metri, salgono spesso in superficie, vivono moltissimi anni, si stima circa 40.
Abitano le acque del Pacifico e quelle dell’Atlantico (Epinephelus itajara) in particolare quelle della Florida, Bahamas e Caraibi in genere.
La bocca è armata di denti fittissimi e lunghi, succhiano la preda, la ingoiano ed anche gli squali ci girano alla larga. Un sub al massimo può spaventarsi di fronte ad un simile energumeno e prendersi una codata, nulla di più. Specie comunque in pericolo di estinzione per varie ragioni tra cui la pesca sportiva e la caccia indiscriminata. I proprietari delle barche charter in Florida odiano questa specie perché si porta via la cattura prima che arrivi nelle mani del pescatore, altri la cacciano perché convinti che spopoli le barriere corallini dal pesce che vi vive.

cernia_golia
Dichiarati quindi dei predatori. Sulle banchine dei porti detestano questa specie, nei bar si discute, addirittura si dice che siano così infernali da posizionarsi sotto la barca ed aspettare che il pesce all’amo le passa davanti per papparsela.
L’odio di questi signori, un po’ tutti, in generale, è dovuto al fato che se la cattura non sale in barca, l’affittuario non prende il compenso dovuto. Ma chi se ne frega!
Per il benessere del sistema marino, da cui i terrestri dipendono – forse quei signori neppure lo sanno – c’è qualcuno che difende questi esseri come i ricercatori dell’Università della Florida che da decenni studiano la Golia. Dal 1990 ne è comunque vietata la pesca e la caccia in tutti gli USA, piano piano la popolazione di Golia è risorta, la presenza nella acque atlantiche si è rigenerata, ed ora è di nuovo guerra perché questa fastidiosa presenza danneggia chi comunque commercia in altri articoli marini. E la caccia indiscriminata prosegue alla faccia delle regole.

Selfie d’eccezione

Un’accoglienza improbabile nelle acque gelide del Mar del Nord. L’ha trovata un fotografo subacqueo in perlustrazione sui fondali delle isole Farne, Northumberland, quando un cucciolo di foca grigia gli ha posato una zampa sulla spalla. Lasciando il tempo ad Alex Mustard, noto professionista del settore, di scattarsi un autoritratto con la bestiola per nulla intimorita. Anzi abbastanza curiosa. Alex ha avuto la prontezza di voltare la fotocamera verso di sè e osservare la scena riflessa nell’obiettivo prima di scattare questa immagine che è parte del nuovo libro Secret of the Sea – editrice Bloomsbury -.

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Coron Bay concentrazione di relitti

Il 24 settembre 1944, uno squadrone di 24 bombardieri americani Helldiver arrivò improvvisamente nel cielo sopra Coron Bay, Filippine, dove si trovava il nascondiglio della flotta giapponese ricca di rifornimenti. I bombardieri in picchiata, scortati da 96 Hellcat – anche questi armati con bombe – aveva a disposizione solo 15 minuti per lanciare i loro ordigni e poi rientrare alla base, la portaerei che si trovava a 340 miglia. Quanto è accaduto in quei pochi minuti ha ridotto quella flotta all’ancora tra le isole di Coron ad un ammasso di ferraglia che è finita in fondo al mare. Che solo grazie all’avvento della subacquea ricreativa si è potuto constatare l’affondamento di così tante navi nipponiche. Naturalmente quest’area del sud est asiatico è diventata subito dopo famosa per chi ama immergersi nei relitti anche perché ciascun relitto ha una sua caratteristica e ciascuno di loro ha manufatti conservati molto differenti.
Anni di permanenza sott’acqua hanno ridotto questi relitti ferrosi a santuari della natura dove le incrostazioni coralline hanno svolto il loro incessante lavoro attraendo tutta quella serie di piccoli abitanti del mare che si possono notare ove le colonie coralline hanno elaborato il loro intricato tessuto. Quel che rimane delle navi giapponesi è sorprendente. I ponti sono brulicanti di vita, ci sono tughe, alberi, gru, cannoni antiaerei insomma tutto quel che si possa immaginare vi possa essere in un relitto navale. Relitto per altro non piccoli, si parla di navi lunghe 150, 170 metri in cui con una guida si può entrare e visitare la sala macchine, caldaie, laboratori con strumentazione, cucine con padelle e pentole. Coron Bay si trova sulla punta settentrionale dell’isola di Palawan, la più occidentale delle isole filippine ma si raggiunge facilmente da Manila. Nel 1944 per raggiungere questo luogo isolato e molto lontano dalle basi americane era necessaria una navigazione di 14 ore.
Malgrado il relativo isolamento di questo luogo il vice ammiraglio Mitscher a bordo della portaerei Lexington decise di far decollare i suoi aerei e tentare il volo fino al limite del carburante.
La prima ad andare in fondo al mare sarà la Akitsushima, munita di aerei e pesantemente armata, poi la Okikawa Maru, petroliera lunga 170 m lungo, verrà messa fuori uso. Poco dopo, l’Olympia Maru e la Kogyo Maru si perdono sul fondo del mare. La Iraku, una nave rifornimento fa la stessa fine delle altre e pure la nave ausiliaria Kyokuzan Maru – che si nasconde al di là di Busuanga – scompare sotto le onde.
Una cosa è certa. Questi resti navali sono in ottimo stato di conservazione perché da tempo sono “protetti” da inutili vandalismi e raccolte indiscriminate. All’interno delle navi si possono ancora vedere dettagli curiosi e macchinari dell’epoca, un po’ come in un museo ed avere una piccola finestra di quel che accadde tragicamente in quel periodo in cui il mondo si combatteva.
Anche quest’angolo delle Filippine è poco turisticamente noto, eppure è straordinario per bellezza naturalistica oltre che marina.

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Il resort più naturale per immergersi sui relitti è sull’isola di Sangat ed è il Sangat Island Resort, una manciata di bungalow in stile tipicamente nativo addossato in un angolo di questa verdissima isola. Apparentemente primitivo ha tutte le amenities della moderna civiltà come bagni, elettricità e quant’altro, bar, ristorante e centro fitness.
Nel 2004, le acque e le scogliere circostanti isola Sangat sono stati ufficialmente dichiarati Parco Marino Protetto. Il centro sub del resort dispone di tutto il moderno necessario per le immersioni sui relitti, Nitrox compreso, con bombole da 12 e 15 litri INT e DIN. I relitti sono raggiungibili con le imbarcazioni del centro che trasportano massimo 8 sub.

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Semplici regole per vedere di più

Uno dei giochi più consueti che si fanno sott’acqua è quello di cercare di avvicinare il più possibile gli animali marini semplicemente per osservarli il più vicino possibile. E’ la curiosità che spinge a questo ma gli animali anche se piccoli si accorgono della presenza di un animale più grande – lo sentono o lo avvertono in differenti modi – e si ritraggono nelle loro tane.
Ci sono però alcuni suggerimenti che si possono mettere in pratica che alle volte aiutano nell’impresa e che sono regole generali anche se il soggetto che cerchiamo di avvicinare è piccolo.
1- Il nuoto. Deve essere il più lento possibile. Individuato il target mimetizzato o meno che sia muoversi il meno possibile specie con le pinne in modo che l’onda propagata nell’acqua sia il meno possibile. Lo spostamento dell’acqua viene avvertito
2- Nuotare vicini al fondo. E’ un buon modo di arrivare vicino al nostro obiettivo. Mettersi al medesimo livello incute loro meno timore, certamente avvertono che siete più grandi ma ne hanno meno paura. Inoltre permette di controllare tutti i piccoli anfratti che so di una barriera corallina di attendere che da qualche buca esca qualcosa che può interessarci.
3- Osservare le loro abitudini. Moltissime creature marine usano il mimetismo più o meno complesso per difendersi dai nemici o per sfuggire agli attacchi. Se gli si lascia il tempo di capire che non siete un “vero” aggressore è probabile che tornino nella situazione di tranquillità e si può così comprendere come agiscano in caso di pericolo. L’osservazione va eseguita con molta calma tenendo una adeguata distanza dall’animale che può variare da specie a specie.mimetismo_razza_sotto_sabbia
4- Osservare i loro occhi. Se sono abbastanza grandi da poter vedere dove sono gli occhi tenerli sotto osservazione per capire da che parte stanno guardano. Una razza ad esempio nascosta sotto la sabbia ha gli occhi fuori e non si muoverà fino all’ultimo momento. La si può avvicinare tanto quasi a sfiorarla. Questo vale un po’ per tutte le specie ovvio non quelle piccolissime.
5- Informazioni – Una delle cose più logiche da fare è sapere a priori quale specie di animali vive sul fondale che andiamo a visitare. Spesso ve n’è più dell’una che dell’altra. Saperlo attraverso pubblicazioni specifiche oppure semplicemente informandosi al centro sub che di solito ha indicazioni di questo genere aiuta molto. Fa parte del bagaglio di chi vuol vedere di più e da più vicino.

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MAR NERO 40 antichi relitti navali ancora integri. Una scoperta archeologica di grande importanza

La nave medievale si trovava più di mezzo miglio sul fondo del Mar Nero, i suoi alberi, legni e fasciame indisturbati per sette o otto secoli. La mancanza di ossigeno nelle profondità aveva mantenuto la nave ed evitato che la corrosione tipica avesse luogo. Recentemente una squadra di esploratori ha inviato un robot illuminato il relitto con luci e ha preso migliaia di foto ad alta risoluzione. Un computer ha allineato le foto per avere un asola immagine dettagliata. Ne è venuta fuori una sorpresa, il relitto è stato datato tra il XIII° e XIV° secolo probabilmente di fattura veneziana perché nel Mar Nero dove è avvenuta la scoperta Venezia aveva degli avamposti commerciali. Mai prima di ora questo tipo di nave è mai stata trovata in forma completa.

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“Non è mai stato visto archeologicamente”, ha detto Rodrigo Pacheco-Ruiz, un membro della spedizione presso il Centro di Archeologia Marittima presso l’Università di Southampton, in Gran Bretagna.
“Non potevamo credere ai nostri occhi.”
Non il solo relitto scoperto nelle acque bulgare perché la ricerca sottomarina ha portato a scoprire ben 40 relitti che vanno dal IX° al XIX° secolo, dagli ottomani ai bizantini e via così. Tutte in buone condizioni con dettagli costruttivi ancora integri e molto materiale a bordo.
“Sono straordinariamente conservate”, ha detto Jon Adams, il leader del progetto Mar Nero e direttore fondatore del centro di archeologia marittima presso l’Università di Southampton.
Kroum Batchvarov, dell’Università del Connecticut, che è cresciuto in Bulgaria e ha condotto altri studi nelle sue acque, ha dichiarato che le recenti scoperte “di gran lunga hanno superato qualunque aspettativa.”
Una scoperta di estremo valore scientifico e culturale che colmerà il vuoto sulla navigazione di alcuni secoli dove poco si conosce ancora.
Il Mar Nero era un incrocio di scambi commerciali. Colonie delle città italiane era presenti un po’ ovunque, Marco Polo ne riferisce, per le rotte commerciali Genova e Venezia combatterono guerre. Da lì si poteva imboccare la famosa Via della Seta da dove giungevano in Europa sete, gioielli, profumi, muschio.
Brendan P. Foley, archeologo del Woods Hole Oceanographic Institution a Cape Cod, Mass., stima che la buona condizione dei naufragi potrebbe fornire l’acquisizione di molti oggetti che all’interno potrebbero ancora essere intatti.
“Si potrebbe trovare libri, pergamene, documenti scritti,” ha dichiarato in un’intervista.
“Chi sa quanto di questo materiale è stato trasportato? Ma ora abbiamo la possibilità di recuperalo. È fantastico.”

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REEF ZERO

Molto spesso nelle informazioni utili allegate ad un specifica destinazione si trovano delle sigle particolari che possono risultare incomprensibili quale: reef 1. Curiosa annotazione che ha una spiegazione.
-reef 0 indica che non c’è reef (barriera corallina) attorno all’isola
-reef 1  indica che 1/4 dell’isola ha barriera corallina
-reef 2 indica che la barriera corallina circonda metà dell’isola
-reef 3 indica che la barriera corallina è presente per i 3/4 dell’isola
-reef 4 indica che la barriera circonda l’isola

Malpelo off-limits

Malpelo è una sorta di enorme scoglio che emerge dalle acque del Pacifico 500 miglia dalla costa della Colombia. E’ famoso per i branchi di squali martello e altre specie di antropofagi che in certi periodi dell’anno si ammassano in quantità incredibili. Dopo il tragico incidente di quest’anno in cui alcuni subacquei si persero in mare le autorità marittime hanno deciso che dal prossimo dicembre 2017 le acque di Malpelo sono off-limits per tutti i charter che non battono bandiera colombiana. Di fatto le uniche imbarcazioni charter che frequentavano assiduamente quelle acque avevano un reputazione di sicurezza e di capacità oramai consacrata mentre l’incidente è avvenuto con una imbarcazione locale. Questo a dimostrazione che i charter colombiano sono ben poco affidabili. Eppure saranno gli unici a poter operare in questo santuario.